sabato, 22 ottobre 2005

Condivido pienamente

Ho appena messo giù il telefono con Enza del call center di Fastweb. M'ha risolto un problema devastante, non era tenuta a farlo ma l'ha fatto con gentilezza e professionalità come al solito.
Ci sono ragazzini che hanno voglia di lavorare
ci sono ragazzini che sanno lavorare
ci sono ragazzini che di fronte al linguaggio umano della cortesia, della gentilezza e del rispetto della loro professionalità si sentono stimati e lavorano meglio
lavorano al massimo delle loro capacità, superandole anche se possibile
semplicemente perché si sentono stimati.
Ragazzini, dai venti ai trent'anni, che non hanno fisime nella testolina ma caparbiamente, come noi alla loro età, vanno avanti come panzerfaust credendoci nel loro lavoro, quale che sia.
Ragazzini ai quali nessuno dice mai
GRAZIE...
E li trovo ovunque, che si chiamino Francesca e Salvatore, i figli del mio tabaccaio, due perle di ragazzi che quando li trovi ai rispettivi posti di lavoro ti chiedi se per caso non sei balzato all'indietro in un tempo che fu, quando noi si amava il lavoro quale che fosse e semplicemente ne eravamo fieri.
Al sorriso ti rispondono con gli occhi del sorriso
Francesca continua a parlare al suo celulare mentre prende le tue sigarette e ricorda perfettamente che solo ieri sei passato dalle MS alle Pall Mall Miami, un cervello elettronico da far invidia alla NASA;) Salvatore neanche ti vede entrare già ti prepara il tuo cappuccino d'autore, versione estate o inverno a seconda, versione romana del mitico Marocco di piazza San Babila che a Roma non lo sanno fare, ma lui sì, o almeno ci prova. E viene una mousse che lo guardi e ti senti milanese. Lui osserva il tuo sguardo ed è fiero di se stesso, lo sanno tutti che sono una a cui fumano i coglioni sempre di traverso se le cose non sono perfette.
Ci sono ragazzini del call center Telecom che non ce la fai a mandarli affanculo tanto sono competenti e gentili, e se devi dirgli che no, che con Fastweb ti trovi meravigliosamente, ti vergogni a dirglielo che non vuoi cambiare server, ti senti in colpa come il peggior terrorista sol per dover pronunciare quel no
porca puttana...
Ragazzini come Samanta e Giada delle fotocopie, due piccoli laboratori di microimprenditoria giovanile dove le due ragazze ti accolgono con un sorriso e se anche non hai niente da fargli fare ma sei soltanto disperato sono lì a raccontarti un entusiasmo nuovo che l'avevi dimenticato
e torna a sorridere l'anima mia esulcerata.
Questa microimprenditoria giovanile continuamente salassata dalle più inique richieste di tasse e balzelli ingiusti...
ci voleva così poco signor Presidente del Consiglio a tirar su un cinque milioni di veri posti di lavoro, sarebbe bastato defiscalizzare la microimprenditoria giovanile per i primi cinque anni, senza prestiti d'onore del cazzo, risultatisi un flop come tutto in questo Paese, risultatisi anzi l'ennesima truffa ai danni delle Regioni.
Va' ragazzo, apri quello che ti pare senza permessi né tasse!
Io ti lascio in pace, giovane che sai osare e hai voglia di lavorare
e in quanto Stato bisognoso anche del tuo contributo per il bene di tutti ripasserò da te tra cinque anni a vedere come te la sei cavata, ma non barare perché intanto ti tengo sott'occhio.

E' così inspiegabile questa formula? così assurdo pensarla a questa semplice maniera?
Sarebbe bastato un po' di buon senso antico...
o no?!
E per tutti gli altri, per quei milioni di giovani senza futuro che però continuano a lavorare senza tutele sindacali, senza articolo diciotto, senza stabilità più o meno reali del posto di lavoro, con un INPS allo sfascio che per la loro vecchiaia avrà da lungo tempo chiuso i battenti
cosa s'è fatto cristo?!!!!
Rien de rien de rien.
Dall'altra parte, sfavillanti in tette siliconate e perizoma microscopici
le piccole cagne arrampanti che sono riuscite, per botta di culo...
(direi proprio che il termine non è metaforico stavolta)
sì, per botta di culo e d'altro sono riuscite a ficcarsi lì avanti a te
amico mio di navigazione che le guardi con occhi spiritati e canti loro
l'osanna e il magnificat
senza chiederti
senza mai esserti chiesto per un momento solo se e in che misura hanno pagato un prezzo alla loro innocenza perduta.
Mio dio, che abbiamo fatto...
Una guerra tra poveri
una guerra tra giovani anime sbatacchiate tra falsi miti e il più duro lavoro
una costrizione alla non scelta del proprio futuro per incapacità dei governi più o meno liberal, più o meno comunisti a produrre una nuova piattaforma economico- imprenditoriale che rivisiti dal principio il mercato del lavoro.
TUTTO il mercato del lavoro, non quello tutelato dalla più iniqua legge dei lavoratori che ha messo figli contro padri, ha privilegiato pochi figli ad onta di milioni di figli illegittimi
ficcandosi nel culo sporco di chiacchiere veterosindacali l'articolo 3 della nostra Costituzione
lo si ricordi!
Legittimando nella prassi ormai inveterata l'incapacità di saper decidere del proprio futuro in piena libertà anche a seguito di imposizione ultradecennale di modelli sbagliati, di falsi miti, di oche giulive in vetrina, di donne squalo che sono lì a offendere chiunque neanche sulle loro tette ci fosse scritto a lettere di fuoco
la Rai c'est moi!
E i mila saranno famosi che non somiglieranno mai neanche tra sette vite ai Leroy della ancor mitica School of Arts di N.Y.
qualcuno gliel'ha avvertito che mai mai mai mai neanche se rinascono riusciranno a diventare almeno come la donna delle pulizie di quei veri Saranno Famosi dei favolosi Ottanta niuiorchesi?
Qualcuno gliel'ha avvertito a quei coglioni che ieri sera fingevano immobili di suonare il rock dal mitico Celentano che
ROCK E' SINONIMO DI MOVIMENTO IMPAZZITO
e che anche se stai sul letto di morte, se hai il rock nelle vene e ti mettono i Queen in cuffia tu risorgi come Lazzaro e ti metti a ballare come il pazzo che sei?
Qualcuno gliel'ha avvertito alle tele mafiose e nepotiste di casa nostra che il talento è padre d'ogni artista il quale però senza lo studio della Madre tecnica e il sacrificio quotidiano per anni e secoli ti lascia lì come il disperato che sei
un deficiente da mostra canina per cani ricchi deficienti?
E il giorno che ti risvegli dalle illusioni, finito sul tappeto dell'auditel non pervenuto finisci cocainomane perché altro non t'hanno insegnato a far della tua vita?
Si era sul far degli Ottanta
e perfino noi di casa nostra non ne potevamo più di telenecrologi, di brigate rosse di bombe e di delitti Moro
perfino noi ci lasciammo andare al più allegro disimpegno e non ci parve vero di imparare a ballare con Heather Parisi, ricordo le ragazzine dell'epoca alzare la gamba fin sulla spalla per mostrarsi alla sua altezza.
Eravamo ancora felici
anche se mi toccava insegnare a mia figlia che chi ballerino non è nato, e lei non lo nacque, doveva coltivare il proprio talento su altre spiagge
e se anche la vedevo artista pura com'era mia madre ferocemente le insegnavo che l'allegra famigliola del Mulino Bianco nulla aveva a che fare con i nostri mugugni mattutini improduttivi neanche del più bieco buongiorno tanto si era incazzati a immaginare il traffico tra qui e l'università, tra qui e il posto di lavoro
ore di massacro in un delirio di ghigni collettivi
ci guatavamo dai finestrini aperti o chiusi a seconda
con le occhiate d'odio ch'erano sempre le stesse
vorrei che sparissi dalla mia vista, ho fretta ché mica son ministeriale io e se tardo due minuti mi trovo il cartello di licenziata in tronco fuori dell'ufficio.
Questo ci dicevamo per strada con gli sguardi cagneschi al mattino, altro che
Mulino Bianco!
E poi bisognava insegnare ai figli che
non si studia per lavorare, per finire in Rai o in Fininvest a fare il raccomandato scemo di turno, leccapalle del politichese italiota o del telepadrino mafioso, oggi aggregatore telematico di cervelli scemi
ma si studia per essere liberi!

Si studia perché, dicevo a mia figlia come dico a tutti i giovani, perché non saranno i soldi ignoranti, un giorno, a farti decodificare il commercialista che vuol fregarti, l'avvocato che te la fa sembrare impossibile sol per incularti sulla parcella, il medico che ne sa meno di te e perciò stesso t'ammazza prima che tu riesca a scappare dal suo lager ospedaliero carico della sua ignorantissima prosopopea
si studia per imparare a leggere nelle parole del politico televisivo il tentativo mistificatorio di una realtà che sol se l'hai conosciuta dalla Storia che è sempre uguale a se stessa, e sol se l'hai provata sulle tue carni a brandelli che non cicratizzeranno mai
impari a decodificarla secondo le coordinate che lo studio e l'esperienza t'hanno fornito
e capisci che lì nel video sempre di trucco infame si tratta.
Si studia per essere liberi
e non per scrivere quattro cazzate neanche d'artista su internet
a sentirsi un mito con la solita corte di leccapalle che lasciano il link nei commenti per poter dire io c'ero.
Mio dio... che cosa abbiamo fatto...
Una guerra tra poveri
una guerra tra giovani che si sentono merda sol che non siano invetrinati in una qualunque aggregation del cazzo, sia essa discografica, televisiva, internettiana o che so io.
Un'aggregation da branco di pecore incolte, illuse, future consapevoli di un fallimento senza riscatto.
Artisti si nasce e dunque maledetti, inadeguati sempre, alieni a qualunque pianeta di qualunque galassia
perché nati maledettamente liberi
e non è l'alfabetizzazione di massa a far sì che il numero degli artisti sia aumentato in misura esponenziale come pretenderebbero di dimostrare le telemafiosità di regime e non.
Tre o quattro artisti puri a fronte di milioni di persone che dovrebbero smettere di sognare
che dovrebbero imparare ad accettare il fatto che quelle persone là nella vetrina televisiva sono nate maledette, sono ciclotimiche se non pazze del tutto e per arrivare lì dove sono arrivate, posto che arrivino, hanno fatto un culo della madonna
non hanno venduto il culo com'è d'uso ormai
ma se lo sono spaccato col sacrificio e lo studio di anni anni e secoli di rinuncia
alla vita
all'allegria giovanile
alla trasgressione adolescenziale
alla sana follia ch'è vita stessa.
Era sul far degli Ottanta che mia figlia mi diceva
mamma, a scuola mia sono tutti bravi, sanno tutto a memoria
e porca di quella puttana maiala, che a casa mia ha fatto sempre cilecca la memoria ma non l'intelligenza
io piangevo dentro ad ogni suo rientro a casa con il visino dismesso
con l'autostima fatta a pezzi dai docenti più dementi del peggior schizofrenico
docenti bastardi che regalavano i sessanta a iosa a chiunque proliferasse il suo insano, inconsapevole blablabla davanti alla scolaresca osannante e al professore ancor più osannante.
E cristo
mai come in quegli anni mi rimpiansi che mia madre era morta
perché lei se la sarebbe presa con sé
la mia piccola artista figlia dell'arte e dell'arte del viver quotidiano
e tanto l'avrebbe fortificata dentro da farla sentire come lei
un padreterno, un dio in terra, una donna Marion!
Invece, figlia del dubbio e del tormento, della stima che a me non è mai pervenuta
io madre bambina non sapevo che fare, che dire...
e ancora oggi se penso a quel miracolo di figlia
cristo, mi viene soltanto la voglia di sparire
di farle dimenticare questa madre deficiente che lei crede essere il centro dell'universo e che invece niente è riuscita a darle
neanche un posto al sole, un postarello d'accatto qualunque.
Invece di insegnarle il sacrificio e lo studio che rendono liberi e allenano a superare i peggiori futuri perigli
invece di insegnarle quella dignità che non abbassa mai la testa
avrei dovuto insegnarle a leccare le palle a quella persona di famiglia che noi sappiamo
che ha mandato avanti gente immeritoria il cui nome ho visto ieri nei titoli di coda di RockPolitick
e nient'altro aggiungo, mi capisco da me.
Ma già, bisogna saper lavorare di vittimismo e di leccatura di palle e poi ficcarlo in culo financo a chi t'ha cresciuto all'arte della pubblicità e senza merito né riconoscenza da parte tua t'ha fatto da mecenate
è così che funziona oggi in questo Paese dell'ImmeritoCrazia
diocane!
Come vi amo tutti, miei figli del Duemila
così distolti dalla vostra sublime grandezza e così tutti incapaci di dire a voi stessi
MA IO VALGO!
sì, come la pubblicità dell'Oreal
sì, voi valete
valete per me e non sapete quanto
valete per me e non sapete che ogni giorno ognuno di voi mi restituisce vita e voglia di lottare per denunciare i vostri cattivi maestri e dirvi, ripetervi, urlarvi nelle testoline sbiadite
SIETE GRANDI, SIETE BRAVI TUTTI!
Ma a che vale la parola d'onore di mariemarion...
Non siete in tivvù, non siete blogstar, non siete su una vetrina seria
per me soltanto contate
ma che vi frega
io, nessuno qualsiasi, nulla ho da regalarvi se non la mia stima e il mio amore di madre.
Coraggio, Figli del Duemila
insieme usciremo da questo delirio collettivo
da questo assurdo medioevo
e un giorno qualcun altro, a migliaia, a milioni vi diranno
BRAVO!
perché ve lo sarete meritato.
Coraggio, Figli del Duemila
giorno verrà che voi sì
vi specchierete senza sputarvi in bocca
senza abbassare gli occhi al vostro stesso sguardo
perché Pupa mia
quella vita che avrete saputo strappare alla vita
ve la siete guadagnata
tutta.
Accadrà
credimi figlia mia.

mariemarion

postato da: senzainchiostro alle ore 11:22 | Permalink | commenti (1)
categoria:
martedì, 11 ottobre 2005

Che polli|
Cosa mangiano
I polli dovrebbero mangiare mais, soia e fibre. Trasformano proteine vegetali in proteine nobili. I broiler, che rappresentano il 99% dei 520 milioni di polli e dei 22 milioni di tacchini che mangiamo ogni anno, mangiano esclusivamente mangimi industriali, prodotti in larghissima misura da due o tre aziende. Le formule di questi mangimi sono top secret; possono in questo modo metterci dentro di tutto e di più. Il mais e la soia, che sono i componenti principali (fino al 60/70%), sono in grandissima parte di importazione e di produzione transgenetica, perché costano meno. Contrariamente alle normative per i bovini, i mangimi per pollame e tacchini possono contenere farine di carne e di pesce, pannelli di olio esausto, grassi di origine animale. La vicenda di due anni fa dei polli belgi alla diossina è dovuta a un “eccesso” di PCB, ma se sta nei limiti tollerati si può dare da mangiare ai polli anche oli esausti di motori.
Ma i risultati migliori si ottengono con le proteine animali derivate dalle interiora, dalle teste, dalle zampe, dalle piume derivate dai loro fratelli morti in precedenza; oltre alle proteine animali acquistate dove costano meno (farine di sangue e di pesce). Ai polli ed ai tacchini ne vengono somministrate una quantità fino al 30% nel tacchino, un po’ meno per il pollo.

Cosa si ottiene
Si ottengono dei pulcinotti venduti come galletti o tacchini, con una carne senza gusto né qualità organolettiche, e di dubbia salubrità.
I polli così allevati se li cucini due minuti di più letteralmente si sbriciolano, se li lasci raffreddare rilasciano il classico odore di pesce con cui sono stati allevati. Oggi la carne di pollo non viene offerta da nessun ristorante degno di questo nome, viene data solo nelle mense delle fabbriche, delle scuole o per le mense delle famiglie sotto i due milioni al mese.
Per i tacchini è ancora peggio: la carne è letteralmente immangiabile. Amadori la tritura, aggiunge un po’ di manzo e propone in questi giorni con la pubblicità i rotoloni di carne “per una buona domenica da passare in famiglia”. Questi rotoli sono fatti con la carne di tacchini con aggiunta di carne di manzo e – come si dice in gergo – con la giusta quantità di aromatizzanti.
Nessuno, ad esclusione dei pochi NAS, protegge i consumatori. Nessuno controlla, e i nostri 7000 veterinari pubblici, come da precise istruzioni, guardano, registrano, e alla fine non possono fare altro.

postato da: senzainchiostro alle ore 18:19 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, 10 ottobre 2005

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine.


E’ ormai chiaro che al nord gira roba tagliata male.
Il governo non deve mai stancarsi di creare leggi ad personam.

postato da: senzainchiostro alle ore 16:39 | Permalink | commenti
categoria:
lunedì, 10 ottobre 2005

Lentamente muore

Lentamente muore
 chi diventa schiavo dell'abitudine,
 ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
 chi non cambia la marca,
 il colore dei vestiti,
 chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente
 chi evita una passione,
 chi preferisce il nero su bianco
 e i puntini sulle "i"
 piuttosto che un insieme di emozioni,
 proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
 quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
 quelle che fanno battere il cuore
 davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
 chi non capovolge il tavolo,
 chi è infelice sul lavoro,
 chi non rischia la certezza per l'incertezza
 per inseguire un sogno,
 chi non si permette almeno una volta nella vita
 di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore
 chi non viaggia,
 chi non legge,
 chi non ascolta musica,
 chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente
 chi distrugge l'amor proprio,
 chi non si lascia aiutare;
 chi passa i giorni
 a lamentarsi della propria sfortuna
 o della pioggia incessante.

Lentamente muore
 chi abbandona un progetto
 prima di iniziarlo,
 chi non fa domande
 sugli argomenti che non conosce,
 chi non risponde quando
 gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
 ricordando sempre che
 essere vivo richiede uno  sforzo
 di gran lunga maggiore
 del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
 porterà al raggiungimento
 di una splendida felicità.

Pablo Neruda

postato da: senzainchiostro alle ore 15:41 | Permalink | commenti
categoria:
mercoledì, 05 ottobre 2005

incazzatamente personalmente dico che sono veramente massimamente incazzato

postato da: senzainchiostro alle ore 14:26 | Permalink | commenti (4)
categoria: